ASCOLTA LE FIABE E METTI IN ORDINE LE SEQUENZE CORRISPONDENTI.
CONTENUTO
- 32 SCHEDE di 11,2 x 7,8 cm. per lo svolgimento delle 6 fiabe.
OBIETTIVI PSICOPEDAGOGICI
GIOCO DI SEQUENZE che permette lo sviluppo di numerosi aspetti dello sviluppo
psicologico dei bambini:
- Acquisizione della nozione del tempo.
- Sviluppo della sequenza temporale logica attraverso la messa in ordine delle diverse
scene.
- Apprendimento di nozioni di tempo (prima, in seguito, dopo,…).
- Sviluppo dell'ascolto.
- Stimolazione e arricchimento del linguaggio: stimola l'espressione orale del bambino
permettendogli al contempo di strutturare il proprio linguaggio. Consente l'acquisizione di vocaboli e
l'assimilazione di strutture linguistiche complesse.
- Facilita l'apprendimento di altre lingue.
ETÀ CONSIGLIATA
A partire dai 3 anni.
DESCRIZIONE
- A ogni FIABA è attribuito un colore diverso per facilitarne la classificazione:
* I TRE PORCELLINI…… : 5 schede blu.
* POLLICINO…………………... : 5 schede rosa.
* LA LEPRE E LA TARTARUGA ………. : 5 schede lilla.
* IL GATTO CON GLI STIVALI……………... : 5 schede verdi.
* CENERENTOLA………….…………. : 6 schede gialle.
* PINOCCHIO………………………….. : 6 schede rosse.
SISTEMA DI AUTOCORREZIONE SUL RETRO DELLE SCHEDE: una numerazione corrispondente a
ogni fiaba (da 1 a 5 o 6), secondo il suo ordine di narrazione.
MODALITÀ D'USO E RACCOMANDAZIONI
Il bambino deve innanzitutto ascoltare la registrazione, prima di mettere le schede in ordine di
sequenza. Durante un secondo ascolto, potrà mettere le schede nell'ordine cronologico
della fiaba. Alla fine della lettura della fiaba, potrà guardare il retro delle schede per verificare se
sono messe correttamente in ordine. Infine, dovrà essere in grado di raccontare la fiaba e
mettere le schede in ordine senza ricorrere alla registrazione.
SVOLGIMENTO DELLE ATTIVITÀ
1. Ascolta attentamente la fiaba prima di mettere le schede in ordine cronologico.
2. Il bambino sceglierà tra tutte le schede quella che corrisponde alla sequenza della
registrazione. Alla fine del racconto, girerà le schede per verificare se sono in
ordine di numerazione da 1 a 5 (o 6).
3. Quando il bambino conosce la fiaba, può mettere le schede in ordine senza dover ascoltare
la registrazione.
4. A partire dalle schede che ha messo in ordine, il bambino può raccontare lui stesso la fiaba.
5. Potrà anche mettere le schede in ordine mentre racconta lui stesso la fiaba.
“I Tre Porcellini”
Tre porcellini, che erano tre fratelli, vivevano in una fitta foresta. Il lupo
li teneva sempre d'occhio per catturarli.
Per sfuggire al lupo, decisero di costruirsi ciascuno una casa. Il più piccolo la fece di
paglia per finire più in fretta e andare a giocare. Il secondo costruì una casa di legno. Vedendo
che il suo fratellino aveva finito ed era andato a giocare, si affrettò a finire anche lui e andò a giocare con
lui.
Quanto al maggiore, il più responsabile dei tre fratelli, costruì con grande fatica una solida casa di
mattoni. –“Vedrete, quando verrà il lupo, quanto dureranno le vostre case”, rimproverò ai
suoi fratelli che si divertivano nella foresta.
All'improvviso comparve il lupo e i porcellini corsero a nascondersi nelle loro case. Il lupo
attaccò per prima quella del più piccolo. Soffiò e soffiò e la casa di paglia crollò.
Inseguito dal lupo, il porcellino corse a rifugiarsi dal secondo. Ma il lupo soffiò e
soffiò e la casa di legno crollò.
I due porcellini scapparono, con il lupo alle calcagna, e riuscirono a entrare, senza
fiato, nella casa del maggiore. Una volta dentro, chiusero accuratamente tutte
le porte e le finestre.
Il lupo fece più volte il giro della casa, cercando il modo di entrarvi. Con una
grande scala, salì sul tetto e si lasciò scivolare nel camino. Ma il maggiore dei
porcellini, che era furbo, aveva messo sul fuoco una pentola d'acqua.
Il lupo cattivo cadde nell'acqua bollente e si scottò. Scappò urlando di
dolore.
Si dice che da allora i tre porcellini non abbiano più sentito parlare di lui.
“Pollicino”
Pollicino era l'ultimo nato di sette fratelli. I suoi genitori erano molto molto poveri. Capirono
che non avrebbero più potuto nutrire i loro figli ma non volevano vederli
morire di fame. Con il cuore stretto, decisero di portarli nella foresta e di
abbandonarli al loro destino. Ma Pollicino, che era furbo, capì le loro intenzioni. Quella mattina,
la loro madre diede a ciascuno un pezzo di pane. Pollicino, invece di mangiare il suo, ne fece
delle briciole che gettò una dopo l'altra a terra per segnare il cammino. Quando i sette
bambini si ritrovarono soli soli, persi in mezzo alla foresta, Pollicino disse loro di non
preoccuparsi, che avrebbe saputo ritrovare la via del ritorno seguendo le briciole di pane. Ma
gli uccelli le avevano mangiate tutte. Camminando a caso, trovarono una piccola
casa dove decisero di bussare per chiedere un alloggio per la notte. La donna che aprì loro
la porta aveva per marito un cattivo orco che mangiava i bambini. Vedendo quei sette
piccoli, non ebbe il cuore di lasciarli fuori. Li fece entrare, dicendo loro che
avrebbero dovuto nascondersi in cantina quando suo marito fosse tornato. L'orco arrivò, reclamando la sua
cena, e sentì subito l'odore della carne fresca. Scoprì presto i sette bambini nel
loro nascondiglio. Per fortuna, sua moglie lo convinse ad aspettare l'indomani per mangiarli
perché gli aveva preparato un delizioso spezzatino di carne. Pollicino e i suoi fratelli ne approfittarono
per fuggire da una finestra che la donna aveva lasciato aperta. Ma quando l'orco
si accorse della loro fuga, calzò i suoi stivali magici delle sette leghe e partì al loro
inseguimento. Stanco di perlustrare la foresta, si distese a riposare e si addormentò proprio vicino
al luogo dove i sette fratelli si erano nascosti. Pollicino, che era molto coraggioso, gli tolse gli
stivali delle sette leghe e se li mise ai piedi. Gli stivali magici presero subito la sua misura
e con questi stivali Pollicino poté percorrere la foresta a tutta velocità, ritrovare la sua casa, tornare
a prendere i suoi fratelli e salvarli dal cattivo orco. Con gli stivali delle sette leghe, poteva
correre più veloce del vento e il re ne fece il suo messaggero personale.
Fu così che Pollicino e la sua famiglia non dovettero più soffrire la fame.
”La Lepre e la Tartaruga”
C'era una volta una bella foresta dove abitavano una lepre, una tartaruga e altri
animali. Tutti sapevano che la lepre era agile e veloce, ma orgogliosa. E anche che la
tartaruga era lenta, ma paziente e perseverante. Un giorno fu organizzata una corsa a cui si allineò
la lepre, naturalmente, ma anche la tartaruga.
-“Tartaruga, vuoi davvero fare questa corsa? Sai perfettamente che ti batterò”, si
beffò la lepre, piena di orgoglio e sicura di sé.
Fu dato il via. La tartaruga partì con lentezza, un piccolo passo e poi un altro, mentre la
lepre prese il largo in due falcate. Voltandosi, la lepre vide la tartaruga lontana dietro di
lei. Allora pensò di potersi ben fermare a bere. La paziente tartaruga continuava il suo
cammino, un piccolo passo e poi un altro. Dopo aver bevuto, la lepre vide che la tartaruga, malgrado la sua
lentezza, era avanzata bene e l'aveva quasi raggiunta. Riprese a correre e guadagnò sulla tartaruga
un vantaggio considerevole. Vedendola così lontana, decise di fermarsi a riposare all'ombra
di un albero. Mentre la tartaruga continuava il suo cammino, lentamente ma senza fermarsi né per
bere né per riposare, la lepre si addormentò profondamente. E quando si svegliò, per quanto
corresse, la tartaruga era così vicina al traguardo che vinse la corsa.
Ecco come la costante e paziente tartaruga batté quel giorno la lepre veloce e
orgogliosa.
“Il Gatto con gli Stivali”
C'era una volta un mugnaio che, quando morì, lasciò in eredità il suo mulino al
figlio maggiore, un asino al secondo e, al più piccolo, un gatto. Ma quel gatto non era un gatto
ordinario. Per aiutare il suo padrone, gli chiese un sacco e un paio di stivali e partì a
caccia.
Uccise due pernici, le mise nel sacco e andò a portarle al re. -“Sire, il marchese di
Carabà, mio padrone, vi prega di accettare questo modesto dono”.
Un giorno che il re passeggiava con sua figlia, il gatto pregò il suo padrone di fare il bagno nel
fiume. Poi nascose i suoi vestiti e, quando la carrozza del re passò, si mise a gridare:
“Aiuto! Il marchese di Carabà mio padrone sta annegando”. Raccontò che dei banditi avevano
rubato i vestiti al suo padrone e l'avevano gettato nel fiume. Il re lo fece vestire con
un abito da marchese e la principessa, vedendolo così bello, se ne innamorò. Il re offrì al
giovane di riportarlo al suo castello nella carrozza reale.
Il gatto prese il largo e convinse i contadini che incontrava a dire al re che i
campi che mietevano appartenevano al marchese di Carabà. Ed è ciò che fecero
quando la carrozza del re passò.
Il gatto arrivò al castello del vero padrone di quelle terre, un uomo malvagio che aveva il
potere di trasformarsi in qualsiasi animale. Il gatto lo pregò di trasformarsi in leone
e l'uomo si trasformò in un leone feroce. -“Questo è facile, si beffò il gatto, ma di sicuro non
sai trasformarti in un animale più piccolo, un topo per esempio”. L'uomo
si trasformò in topo. Il gatto gli balzò addosso e lo ingoiò.
In quell'istante, la carrozza del re stava arrivando. Il gatto gli diede il benvenuto al castello del
marchese di Carabà. Il re si meravigliò vedendo quel castello e pensò che il marchese sarebbe stato
un buon marito per sua figlia.
E fu così che, grazie all'ingegno del Gatto con gli Stivali, il figlio del mugnaio, divenuto marchese di
Carabà, sposò la figlia del re.
“Cenerentola”
C'era una volta una giovane e bella orfana che si chiamava Cenerentola. Abitava con
la sua matrigna e le sue due sorellastre, che erano gelose della sua bellezza e la facevano lavorare senza
sosta.
Un giorno, furono invitate a un ballo dato al palazzo dal principe, ma Cenerentola non ebbe il
permesso di andarci, perché doveva lavare il pavimento e preparare la cena per il loro ritorno.
Rimasta sola, Cenerentola si mise a piangere e a lamentarsi della sua triste sorte.
Allora apparve la fata sua madrina che le disse:
-Cenerentola, hai buon cuore, meriti di andare alla festa.
E con un gesto della mano, la fata trasformò i suoi poveri vestiti in un abito magnifico. Trasformò
una zucca in carrozza, quattro topi in cavalli e quattro lucertole in cocchieri.
E disse a Cenerentola:
-Non dimenticare una cosa, dovrai essere rientrata prima di mezzanotte, perché allora tutto tornerà come
prima.
Cenerentola partì per il ballo in quello stesso istante.
Durante tutta la festa, il principe guardò solo lei e ballarono insieme tutta la serata. Gli
invitati si chiedevano chi fosse quella bella ragazza e perfino le sue sorellastre non riuscirono a
riconoscerla. Cenerentola era così felice che si ricordò dell'avvertimento della fata solo nel
momento in cui sentì il primo rintocco di mezzanotte. Lasciò il palazzo così precipitosamente che
perse una delle sue scarpette di vetro.
Essendo quella scarpetta l'unica cosa che le restava di lei, il principe annunciò che avrebbe sposato la
ragazza a cui apparteneva.
Percorse il regno, provandola al piede di tutte le dame, ma nessuna aveva il piede così
fine come Cenerentola.
Quando arrivò il turno di Cenerentola, la scarpetta, con sorpresa di tutti, le andò perfettamente.
Allora il principe e Cenerentola promisero di non separarsi mai più, si sposarono e furono molto
felici.
“Pinocchio”
C'era una volta un vecchio molto gentile che si chiamava Geppetto. Era molto abile
nel fabbricare burattini di legno. Uno di questi burattini gli parve così ben riuscito che volle
dargli un nome. “Si chiamerà Pinocchio”, disse tra sé. “Che peccato che non sia un vero
bambino, sarebbe per me come un figlio”, sognava il brav'uomo che non aveva mai avuto
figli.
Quella notte, mentre Geppetto dormiva, la fata Turchina venne nella sua bottega. Trovò
Pinocchio così bello che volle ricompensare l'artista dando vita al suo burattino. La mattina
seguente, quale non fu la gioia di Geppetto quando vide che Pinocchio si muoveva, camminava, rideva e
parlava. Eppure era rimasto un burattino di legno.
Geppetto volle dare istruzione a Pinocchio e lo mandò a scuola. Lì Pinocchio fece la
conoscenza del gentile Grillo Parlante, che divenne il suo migliore amico.
Ma si legò anche a due cattivi monelli e, invece di andare a scuola e seguire i buoni
consigli del Grillo Parlante, andava con loro a divertirsi e a fare sciocchezze. Il Grillo Parlante ne era
tutto triste. Poi Pinocchio smise completamente di andare a scuola e partì all'avventura.
Presto, poiché non sapeva né leggere né scrivere, gli spuntarono grandi orecchie d'asino e, per di
più, ogni volta che diceva una bugia, il suo naso si allungava e diventava tutto rosso.
Un giorno, il Grillo Parlante apprese che Geppetto era partito alla ricerca del suo caro Pinocchio
su una piccola barca a vela e che un'enorme balena l'aveva inghiottito. Il Grillo Parlante e
Pinocchio si lanciarono a loro volta sul mare per portargli soccorso.
Quando la balena li vide di fronte a sé, aprì la sua enorme bocca e li inghiottì interi,
come aveva fatto con Geppetto. Ecco che finalmente Geppetto e Pinocchio erano di nuovo
riuniti. Ma bisognava riflettere sul modo di uscire dal ventre della balena. “Ho trovato, disse il
Grillo Parlante, facciamo un grande fuoco”. Il fuoco fece starnutire la balena, che risputò subito la
barca e i suoi tre occupanti.
Pinocchio tornò da Geppetto, andò ogni giorno a scuola e si comportò come un bambino
molto bravo. Geppetto era fiero di lui e la fata Turchina, per ricompensarlo, lo trasformò in un vero
bambino in carne e ossa.